Le prime azioni concrete da compiere

di Alberto Lucarelli

Partendo dalle esperienze delle democrazie locali e dei movimenti, vogliamo tessere le principali tappe di un percorso ambizioso e articolato: la Rete dei Comuni per i Beni Comuni. Un percorso che deve articolarsi in due modalità di azioni che possono anche muoversi con la stessa tempistica: esercizio di azioni politico-amministrative locali concrete; rivendicazioni, resistenza e disobbedienza civile verso atti statali illegittimi ed incostituzionali.
Comincio ad indicare quelle azioni che i comuni, sospinti dalle pratiche sociali, potrebbero far partire da domani. Ne indico ovviamente solo alcune a titolo esemplificativo:
1. In primo luogo, in attuazione della volontà referendaria espressa da 27 milioni di italiani lo scorso giugno, i Comuni devono impegnarsi, attraverso un patto federativo, a gestire l’acqua attraverso un modello pubblico partecipato. Come abbiamo fatto a Napoli con Abc.
2. I comuni devono eliminare dalla tariffa il 7% relativo alla remunerazione del capitale investito. Ovvero uscire dalla logica del profitto.
3. Si invitano, pertanto, i sindaci delle città che organizzano il servizio idrico integrato mediante società per azioni a totale capitale pubblico (Milano, Torino, Palermo, Venezia, ecc.) a siglare un patto da subito per transitare tutti verso una gestione del servizio per il tramite di aziende speciali, seguendo l’iter indicato da Napoli.
4. Si invitano i Comuni all’adozione di piani energetici orientati ad un più razionale utilizzo delle risorse, nell’interesse delle generazioni future.
5. Costruire da subito un patto tra amministrazioni e cittadini in difesa dei diritti delle generazioni future per la formulazione di un piano d’azione per l’energia sostenibile.
6. Uscire da subito dal circuito affaristico di inceneritori e discariche e dimostrare che la gestione dei rifiuti possa fondarsi sulla politica delle “R”, piuttosto che su discariche ed inceneritori.
7. Che la tutela dell’aria e la qualità della vita nelle città passino sempre più attraverso la predisposizione di ampie Ztl.
8. Con una prospettiva di radicale riforma della mobilità urbana, occorre trasformare vie e piazze in giardini, spazi di gioco e incontro: in beni comuni a vocazione sociale.
9. Definire e gestire il territorio bene comune significa arrestare il consumo di suolo e fronteggiare qualsivoglia forma di condono.
10. Lo sviluppo urbanistico deve accettare limiti rigidi all’espansione su suoli agricoli, trovando spazi nella rottamazione degli edifici di bassa qualità, energeticamente inefficienti, riusando le aree già compromesse. Occorre riconquistare lo spirito di appartenenza al proprio territorio.
11. Immaginare reti di distribuzione locale di prodotti biologici per operare una sinergia fra le città e le campagne circostanti. Creare opportunità di eco-lavoro cooperativo per far cessare le forme più intollerabili di precarietà e sfruttamento
12. Creare laboratori permanenti di consultazione dei cittadini dando loro la possibilità di deliberare ed incidere concretamente sulle grandi scelte operanti nelle città; in particolari quelle che attengono al governo ed alla gestione dei beni comuni.
13. Nella grandi metropoli il governo dei beni comuni non può che passare attraverso un discorso serio sulla Città metropolitana e della democrazia di prossimità, non già quali ulteriori luogo di mera rappresentanza.
14. Le istituzioni comunali, in quanto enti esponenziali delle comunità presenti sul territorio, devono impegnarsi a porre in essere politiche inclusive sul versante della rappresentanza, aprendosi, ad esempio, alla partecipazione dei migranti, ed ai minorenni (penso alla loro partecipazione ai referendum consultivi) ponendo il problema politico della doppia cittadinanza e dello ius soli per tutti.
15. In sede locale vanno rafforzati tutti gli strumenti di democrazia diretta, quali i referendum abrogativi, consultivi, propositivi.
16. I Comuni da subito, insieme ai movimenti, anche utilizzando alcuni strumenti del Trattato di Lisbona devono, da subito, promuovere e costruire una Carta Europea dei Beni Comuni, così come deliberato dal Comune di Napoli, mediante la quale inserire la nozione di bene comune tra i valori fondanti dell’Unione e fronteggiare la dimensione mercantile del diritto comunitario.
17. Da subito i Comuni, infine, potrebbero modificare i propri statuti per introdurre la nozione di bene comune, non soltanto simbolica, ma capace di influenzare le politiche pubbliche locali.
18. Occorre lavorare per il pieno accesso gratuito alla rete.
19. Le istituzioni pubbliche della cultura devono agire come reali istituzioni culturali e non come strumenti politici o finanziari. Soltanto in questo modo i loro organi potranno garantire serietà nella valutazione dei progetti e loro credibilità internazionale.
(…)
Da Napoli dunque dovrà uscire una carta da consegnare al Capo dello Stato e al governo nella quale evidenziare tutti gli atti eversivi e incostituzionali che hanno progressivamente reso impossibile il funzionamento dei governi locali e soprattutto l’erogazione di servizi sociali tesi al soddisfacimento dei diritti fondamentali. (…)
La Rete dei Comuni per i Beni Comuni è pronta costituire un modello alternativo di democrazia, oltre l’orizzonte attuale. Occorre però avere la forza, la compattezza , il coraggio di liberarsi o di resistere a tutte quelle leggi che danno al saccheggio il crisma della legalità. Occorre avere il coraggio, la forza, ma anche l’entusiasmo, di sperimentare pratiche alternative di democrazia, anche attraverso la ricerca di forme organizzative più adeguate allo stato di cose presenti.
Modelli di coordinamento e di pratica collettiva meno obsoleti rispetto a quelli che stanno facendo naufragio. Mai più forme di leaderismo, di personalismo di autoreferenzialità, ma azioni coordinate da una molteplicità di soggetti, al fine di mettere in connessione diversità culturali, etniche, linguistiche. Un laboratorio in grado di superare la separatezza, fondato sull’inclusione e sulla contaminazione dei diversi. Proviamoci! Insieme possiamo riuscirci.
* Quella che pubblichiamo qui è una parte dell’intervento di apertura al Forum di ieri da parte dell’Assessore ai beni comuni e alla democrazia partecipata al Comune di Napoli

tratto da “Il Manifesto

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Congresso Nazionale di Medicina Democratica e l’acqua bene comune

A Milano dal 16 al 18 febbraio si terra’ il VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica.
MD invita a partecipare tutti i Comitati, Associazioni, Organizzazioni e cittadini appartenenti al Forum dei Movimenti dell’Acqua.
Nella giornata di venerdi’ 17 febbraio sono previsti diversi gruppi di lavoro e al problema della qualita’ dell’acqua, dell’inquinamento ambientale e della perdita di salute verra’ dato ampio spazio. Tutti coloro che sono interessati saranno benvenuti e avranno possibilita’ di presentare i loro contributi nel Gruppo di Lavoro sui Beni Comuni.

In allegato il programma e la presentazione del Congresso.

Dopo un Referendum per escludere una truffa sull’Acqua
ora una Legge per includere i cittadini nella gestione dell’Acqua

info:
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it
www.liblab.it
www.medicinademocratica.org

> Presentazione (pdf)
> Programma (pdf)

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Decreto Liberalizzazioni

L’iter parlamentare del decreto legge sulle liberalizzazioni licenziato dal CdM del 20 gennaio prende avvio dal Senato.
Martedì 31 gennaio alle ore 14 il provvedimento inizierà il suo iter in Commissione Industria con le relazioni dei senatori Vicari e Bubbico. L’esame del decreto proseguirà nella seduta notturna di martedì (ore 21), mercoledì 1 febbraio alle ore 15,30 e giovedì 2 febbraio alle ore 14,30.
Al seguente link http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00626092.pdf è possibile scaricare il testo del provvedimento con annessa relazione tecnica.

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Acquainsicilia.org vi invita a Marsiglia per il FAME

Un gruppo di Acquainsicilia.org sarà presente al FAME
Acquainsicilia.org contribuirà ai lavori con lo svolgimento di un workshop dal titolo
Mafie, illegalità, e poteri forti nella gestione dell’acqua. Quali interessi e quali soluzioni.

Chi volesse partecipare può chiedere info a Barbara Grimaudo

contatti:
segreteria.acquainsicilia@gmail.com
cittadiniinvisibili@hotmail.it 3282536223

in allegato:

- Sicilia, la vera storia dell’acqua pubblica
- Acqua pubblica ma con il trucco
- Dietro lo scandalo Acqualatina
- La mani sull’acqua. E’ solo il primo passo
- Oro blu e proteste, dal basso Lazio alla Sicilia

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Catania: l’acqua del rubinetto è ottima, si può bere

Il viaggio dell’acqua, dalla fonte al rubinetto
La Sidra:«È ottima e si può bere»

Di Agata Pasqualino, Claudia Campese

Contrariamente a quanto si crede, l’acqua del rubinetto a Catania è potabile e non fa male alla salute. Si potrebbe quindi preferire tranquillamente all’acqua imbottigliata. Per sfatare un mito negativo dovuto alla poca informazione CTzen, insieme al Forum catanese acqua bene comune, vi mostra in un video il percorso che compie l’acqua che arriva nelle vostre case.

L’Italia è il maggior produttore di acqua in bottiglia al mondo e gli italiani i suoi maggiori consumatori. Anche Catania contribuisce al raggiungimento di questo primato perché i cittadini sotto il vulcano disdegnano l’acqua del rubinetto e preferiscono comprarla imbottigliata con conseguente dispendio di denaro e di plastica. Eppure l’acqua, proveniente dai pozzi collocati nei paesi sull’Etna di Aci Sant’Antonio e Aci San Filippo e distribuita in città dalla Sidra spa, è potabile e rispetta tutti i limiti imposti dalla legge.

«L’acqua del rubinetto non fa male e si può bere – assicura infatti il dottor Francesco Marino, responsabile Unità operativa potabilizzazione laboratorio della Sidra – La maggior parte della gente crede il contrario per via del fatto che non c’è nessuna informazione a riguardo e perché non c’è la stessa pubblicità che si fa alle acque in bottiglia».

Ma da dove proviene l’acqua che arriva fino ai nostri rubinetti? Da falde profonde e quindi difficilmente inquinabili. Si trovano a circa 180 metri sotto terra. Solo 50 anni fa l’acqua scorreva in gallerie naturali, adesso invece a causa dell’abbassamento delle falde viene prelevata grazie a fori trivellati sul terreno e a delle pompe che la immettono in tre condotte. La galleria Novecento che parte da Aci San Filippo e arriva fino ai serbatoi di Cerza da dove inizia il sistema di distribuzione secondaria verso Picanello, Corso Italia, viale Vittorio Veneto e la zona della stazione; il canale potabile lungo circa 15 chilometri che da Aci San Filippo giunge a San Giovanni Galermo e alimenta la zona Nord e Ovest della città, e la condotta Settecento che arriva fino a Nesima e serve tramite le tubature di erogazione secondarie anche il quartiere di Librino. Siamo andati a seguire parte di questo percorso insieme a Danilo Pulvirenti del Forum catanese acqua bene comune. Che sull’argomento ha in cantiere anche un documentario.

Dalle analisi che ogni mese l’ente gestore effettua sull’acqua distribuita risulta che i parametri rispettano i limiti imposti dalla normativa. Questi risultati vengono indicati sul retro delle bollette in modo tale che ogni utente possa venire costantemente informato sulla qualità e sulle caratteristiche dell’acqua. «Per i controlli routinari che la Sidra compie seguiamo un piano di prelievi mensile», spiega Marino. Nella prima settimana viene controllata l’acqua delle gallerie e delle fontane pubbliche, nella seconda quella dei pozzi e delle utenze – che variano di mese in mese – attingendo direttamente dal contatore. Nella terza settimana si analizza l’acqua dei pozzi terzi e cioè dei fornitori della Sidra, mentre nella quarta viene esaminata l’acqua di serbatoi e sbocchi. «Praticamente si tratta della stessa acqua prelevata in punti diversi – assicura il responsabile potabilizzazione della Sidra – E tra inizio percorso e fine non c’è sostanzialmente nessuna variazione significativa».

Acqua del rubinetto o acqua imbottigliata quindi? Alla Sidra non hanno dubbi «perché i nostri padri e nonni hanno bevuto l’acqua proveniente dalle stesse fonti e stavano benissimo». «Tra un lago e un fiume trovati in mezzo al deserto tutti si recherebbero a bere nel secondo, perché c’è movimento e ossigeno – spiega il dottor Marino – Le acque imbottigliate corrispondono al lago, sono ferme e spesso conservate per lunghi periodi e le analisi che compaiono sulle etichette delle bottiglie recano spesso dati di anni non recenti. Perché allora preferirle all’acqua del rubinetto, viva come acqua di fiume?». Forse perché la gente non si fida delle tubature troppo vecchie o dello stato delle proprie vasche. O magari ha paura del calcare e non conosce i parametri che l’acqua deve rispettare. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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Il calcare non fa male, i filtri invece sì

Acqua del rubinetto e falsi miti
«Il calcare non fa male, i filtri invece sì»

Di Agata Pasqualino, Claudia Campese | 30 gennaio 2012

Sono tante le false credenze che circolano sull’acqua che arriva fino alle nostre case. La più diffusa la identifica come la causa dei calcoli renali per via del calcare, da cui scaturisce l’altrettanto infondata convinzione che per berla direttamente dal rubinetto si debba prima purificarla con appositi filtri. Vi mostriamo con un’infografica quali sono i parametri che ne stabiliscono la qualità e, con l’aiuto del chimico Danilo Pulvirenti, membro del Forum dell’Acqua bene comune, vi spieghiamo come stanno realmente le cose

Mostrare il sicuro percorso che compie dalle falde fino alle nostre case non basta a liberare la gente dal timore che l’acqua del rubinetto faccia male. Molti sono i falsi miti da cui derivano queste paure. Come quello che vuole l’acqua del rubinetto caratterizzata dalla presenza del calcare e per questo causa dei calcoli renali, con la conseguente convinzione che per poterla bere sia necessario usare degli appositi sistemi filtranti. E nessuno sembra sapere che la salubrità e la pulizia dell’acqua devono essere garantite per legge, non solo per poterla bere ma anche per avere delle case igienicamente pulite, dato che la si usa per lavare pavimenti, panni e piatti.

A stabilire i parametri da rispettare affinché l’acqua del rubinetto sia salubre è il decreto legislativo 31 del 2001, che prevede due tipi di controlli. I primi, interni, devono essere effettuati dal gestore. Sono quelli che la Sidra, la società che fornisce il servizio a Catania, fa routinariamente per controllare la qualità dell’acqua. Con i secondi – gli esami esterni eseguiti dalle Asl – si verifica il rispetto dei parametri che ne decretano la bontà. La normativa non fa riferimento alle acque imbottigliate, sottoposte a una legge differente. «Paradossalmente, se l’acqua minerale uscisse dai rubinetti non sarebbe potabile, perché i limiti dei valori da rispettare per quella del rubinetto sono più bassi», fa notare Danilo Pulvirenti, chimico e membro del forum catanese Acqua bene comune. I valori dei parametri più significativi sono riportati sul retro delle bollette. Vi spieghiamo come si leggono con un’infografica.

I parametri sono di tre tipi: di routine, microbiologici, che riguardano l’assenza di contaminazioni e la presenza di batteri non nocivi, e chimici, che stabiliscono la presenza di metalli pesanti e fitofarmaci. Il parametro più significativo, tramite cui si definisce se l’acqua è minerale, oligominerale, minimamente mineralizzata o ricca di sali minerali è il residuo fisso. La macchiolina bianca che si deposita spesso sui rubinetti, identificata normalmente con il calcare e per molti causa della formazione dei calcoli renali. Un mito da sfatare. Guarda il video.

Non mancano le speculazioni basate sui timori nati dalle false credenze sull’acqua del rubinetto e il calcare. Una fra tutte il costo molto elevato dei macchinari filtranti, che però non risolvono tutti i problemi. Anzi. La scarsa manutenzione può renderli molto pericolosi. I filtri, se non puliti regolarmente, possono diventare delle vere bombe biologiche. «L’acqua è vita – afferma Pulvirenti – Senza l’adeguata pulizia possono formarsi sui filtri batteri molto nocivi per la salute». Lo stesso vale per le caraffe filtranti. Da una recente perizia dei Nas, nucleo antisofisticazioni e sanità, basata su test effettuati sull’acqua prima e dopo il trattamento con il filtro, emerge che l’utilizzo di queste brocche non ne migliorerebbe la qualità. Tanto che per le aziende produttrici si potrebbe configurare l’ipotesi di frode commerciale.

Il cittadino farebbe quindi meglio a fidarsi delle analisi fissate dalla legge, fatte con cadenza stabilita e in base al numero di abitanti, in diversi punti di scorrimento dell’acqua, dalla sorgente fino alle fontane e fino all’ingresso delle abitazioni. Non spetta però al gestore farsi carico, per esempio, del controllo delle vasche in possesso del condominio. Perché la legge dice espressamente che la responsabilità della potabilità è demandata anche a ciascun cittadino, che ha compito di accertarsi che l’acqua arrivi potabile fino alla propria casa. Ci sono infatti degli obblighi che spettano agli amministratori di condominio. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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Proposta di gestione del Servizio Idrico Integrato della provincia di Catania

Il forum catanese acqua bene comune, ha quali obiettivi principali:
- la tutela della risorsa idrica e della sua qualità;
- la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e la gestione dello stesso mediante enti di diritto pubblico (azienda speciale consortile) che prevedano strumenti per la partecipazione diretta dei cittadini nella gestione dell’ente stesso

In particolare il Forum ritiene che per una corretta gestione del Servizio Idrico Integrato occorra:
1) ridare potere decisionale ai comuni;
2) assicurare una partecipazione vera ed effettiva dei cittadini, che non degradi il cittadino a mero utente del servizio in una logica privatistica e contrattualistica.

Il forum catanese acqua bene comune si oppone alla gestione del Servizi Idrico Integrato tramite S.P.A., che non assicurerebbe la trasparenza, la partecipazione e l’efficienza e propone, invece, che il servizio sia gestito tramite aziende speciali consortili e che si adotti un modello di gestione che preveda un comitato di sorveglianza con poteri di controllo ed un consiglio di amministrazione dell’azienda speciale, che prevedano entrambi forme di partecipazione dei cittadini e con poteri non meramente consultivi.

Inoltre, l’ente di gestione deve prevedere il bilancio partecipativo, in modo che i cittadini attraverso una serie di assemblee possano partecipare direttamente alle scelte di gestione.

Si ritiene, infatti, che la democrazia deliberativa non può che attuarsi attraverso la partecipazione-gestione (CdA allargato) che implica in sé altresì la partecipazione di indirizzo e consultiva e la partecipazione-controllo (comitato di sorveglianza).
Per il governo e la gestione dei beni comuni è infatti oggi necessario prevedere un modello di partecipazione che metta i cittadini in grado di partecipare, ovvero di proporre, gestire e controllare.

Infine, per assicurare un reale potere decisionale dei comuni e delle tante comunità che costituiscono la nostra provincia, si propone
1) di mantenere unitario l’Ambito al solo fine di provvedere alla programmazione e alla pianificazione;
2) di costituire 4 – 5 sub-ambiti per la gestione (pertanto ogni sub-ambito istituirà la propria azienda speciale consortile per la gestione del servizio idrico).

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Assemblea Forum Siciliano Movimenti per l’Acqua

Assemblea Regionale  Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua – Acquainsicilia.org -
Domenica  29 Gennaio 2012 dalle 10,30 alle 17,30
Catania c/o Associazione Officina Rebelde – via Coppola 6

Ordine del giorno:

  • 10,30 Proposte di nuove regolamentazioni delle Associazioni e dei cittadini che hanno espresso l’intenzione di continuare ad aderire ad Acquainsicilia.org
  • 11,30 modifica dello statuto; (una bozza sarà messa anticipatamente in rete per arrivare alla definizione finale  in sede assembleare)
  • 12,00 Comunicazioni regionali – nuova sede regionale- cosa sta succedendo in Sicilia – quali iniziative abbiamo messo in atto come Acquainsicilia.org;
  • 13,30 Il sito regionale e la lista di discussione
  • 13,30 pausa colazione
  • 14,00 ripresa lavori
  • 14,00 Decisione di finanziamento forum- Come ci finanziamo –per quali attività ed azioni.
  • 15,15 FAME Forum Mondiale Alternativo sull’acqua – partecipazione ed organizzazione
  • 16,00 Organizzazione eventi per campagne  “il mio voto va rispettato” e FAME
    Varie ed eventuali

Contatti:
Sara Giorlando
saragiorlando@gmail.com
3289192148

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Comunicato Stampa – 11 Gennaio 2012

11 Gennaio 2012

Al Presidente della Provincia di Messina
A tutti i Sindaci della Provincia di Messina
Al Dirigente Responsabile della Segreteria tecnica dell’ATO3

Leggiamo, con stupore e preoccupazione le dichiarazioni rilasciate su la Gazzetta del Sud di Messina del 10/01/2012, dal dirigente responsabile della segreteria tecnica dell’ATO 3 Giuseppe Santalco e precisamente «Il servizio idrico integrato è a rilevanza economica e dunque non può essere gestito da aziende speciali o istituzioni, Inoltre la società consortile che abbiamo proposto non ha scopo di lucro, come si può evincere dallo statuto». Nella nostra nota inviata al Presidente della Provincia di Messina e a tutti i Sindaci della Provincia di Messina, chiedevamo un incontro tecnico/giuridico; in seguito a quanto letto riteniamo assolutamente improrogabile e necessario che l’incontro si faccia e nel più breve tempo possibile.
Inoltre, molti Sindaci della Provincia di Messina dovrebbero assolutamente essere informati della differenza che passa tra una Società in house e un’azienda di diritto pubblico (speciale o consortile) anch’essa in house, avendo deliberato una proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. Disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia” che va assolutamente all’opposto rispetto alla gestione del Servizio Idrico che si prefigura al momento.
E’ vero che all’interno di quella Proposta esiste un errore di battitura, e all’articolo 8 si trova anche tale possibilità, ma i Sindaci hanno dichiarato che tale eventualità non era assolutamente nella loro visione e che di conseguenza bisogna parlare solo di errore di battitura.
Non avendo alcun motivo di non credere a tali dichiarazioni e nell’auspicio che le prossime volte i Consigli Comunali leggano sempre tutti i documenti prima dell’approvazione, reiteriamo nuovamente la richiesta d’incontro allargandola anche alla Segreteria Tecnica dell’ATO3.
In attesa di conoscere la data dell’incontro, l’occasione è gradita per porgere distinti saluti.

Acquainsicilia.org – Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua

 

In allegato:

 

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Giù le mani dall’acqua e dalla democrazia

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Acquainsicilia.org – Forum siciliano dei movimenti per l’acqua
vi invita a firmare e diffondere l’appello!

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Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

clicca qui e firma anche tu la petizione

 


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