Disegno di legge n. 461 del 11.09.2009 – XV Legislatura

ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
DISEGNO DI LEGGE n. 461 (XV Legislatura)
presentato dal deputato: Panepinto
l’11 settembre 2009

Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque
e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia

RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE

Onorevoli colleghi,

questo disegno di legge è assunto dai deputati firmatari accogliendo il testo elaborato ed espresso da un insieme di sindaci, di studiosi e di esperti.

La straordinaria esperienza di elaborazione collettiva è passata attraverso un lungo iter, segnato da numerosi appuntamenti pubblici, a cui hanno partecipato oltre novanta amministrazioni comunali siciliane, e culminati nelle due manife-stazioni centrali del 14 maggio e del 7 luglio c.a. presso la Sala Gialla del Palazzo dei Normanni a Palermo e a cui hanno partecipato i capigruppo parlamentari dell’Assemblea regionale e lo stesso Presidente dell’Assemblea on. Cascio.

L’obiettivo di tanta mobilitazione è stato quello di rispondere nel modo più concreto alla sentita esigenza di tutelare l’acqua come bene pubblico tenendo conto di quanto, nel frattempo si è andato modificando nella legislazione euro-pea, nella stessa legislazione regionale italiana (vedi il caso della Lombardia) e nella coscienza civile e giuridica del nostro Paese.

Il presente disegno di legge tiene quindi in gran conto il quadro legislativo nazionale esistente e ne individua gli spazi per una più adeguata tutela della po-polazione, detentrice del bene acqua (che quindi è un bene pubblico) e beneficia-ria del servizio di captazione, conservazione e potabilizzazione, nonché di distri-buzione del prodotto. In particolare su questo ultimo punto di principio, la titola-rità del possesso rischia di essere vanificata dalla privatizzazione dei servizi, rendendo di fatto inaccessibile il diritto di accedere al bene e di consumarlo.

Il presente disegno di legge intende intervenire su questo nodo per riaffermare l’uso pubblico dell’acqua, non solo la pubblicità della risorsa, dunque, ma anche il diritto dei cittadini ad accedervi a costi ragionevoli.

In questo senso, già all’articolo 4 e seguenti, è disegnato il percorso di ripub-blicizzazione delle acque in Sicilia laddove il disegno di legge afferma che:

1) il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica;

2) la gestione del servizio idrico integrato è realizzata senza finalità lucrative, persegue finalità di carattere sociale e ambientale, ed è finanziata attraverso meccanismi di fiscalità generale e/o specifica e meccanismi tariffari; e quindi si afferma il principio del governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua al fine di ‘salvaguardare l’unitarietà e la qualità del servizio’ (comma 1, articolo 5). Pro-segue l’articolo 5 affermando che ‘la gestione delle acque avviene mediante ser-vizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152’ e 2 le dighe, gli impianti, gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indi-spensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell’articolo 822 del codice civile e ad essi si ap-plica la disposizione dell’articolo 824 del codice civile. Essi, pertanto, sono ina-lienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione ad uso pubblico; e ‘la ge-stione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente ad enti di diritto pubblico’(comma 3).

Per tali ragioni all’articolo 6 si prevede la ripubblicizzazione della Società Si-ciliacque e l’istituzione dell’Ente siciliano per il governo delle acque. Con questo obiettivo, entro due anni dall’entrata in vigore della legge, il nuovo Ente (che riassorbirà tutto il personale già inquadrato nell’organico della Regione, di cui all’articolo 5 della legge n. 10 del 2000, ed il personale degli enti che verranno unificati, compreso il personale della Siciliacque s.p.a.) procederà:

a) ad aggiornare attraverso gli organi competenti il bilancio idrico regionale in riferimento a tutti gli usi delle risorse idriche;

b) alla verifica degli interventi già previsti e finanziati nell’APQ sottoscritto in data 21 marzo 2005;

c) alla progettazione dei nuovi interventi necessari per i completamenti delle infrastrutture e degli impianti di depurazione ed alla redazione dei progetti per la copertura dei relativi oneri finanziari;

d) alla pianificazione e all’armonizzazione dell’uso delle risorse idriche per le finalità potabili, agricole, industriali attraverso la programmazione di piani di in-tervento che risolvano i punti di criticità, quali il completamento ed il collaudo delle dighe, la manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti, i collegamenti;

e) alla ricognizione di tutti i pozzi privati, alla verifica dei contratti di conces-sione ed alla relativa remunerazione, con riferimento alla disponibilità privata delle risorse idriche per l’uso irriguo, alla verifica dei prelievi effettuati, alla ri-cognizione degli allacci abusivi;

f) alla verifica delle concessioni per l’imbottigliamento delle acque minerali, alla relativa remunerazione, ed alla verifica degli effettivi prelievi; procederà i-noltre alla modifica dell’ordinamento vigente per sottrarre l’acqua alla conces-sione industriale ed alla classificazione di ‘materia prima estraibile’ per procedere all’inserimento delle acque minerali come acque potabili sottomettendole alla stessa normativa delle acque in rete con tutti gli obblighi conseguenti sotto il controllo esclusivo del Ministero della Salute, fino alla loro progressiva esclu-sione dal mercato;

g) alla pianificazione dell’uso della risorsa idrica in agricoltura, attraverso un uso più razionale ed un ammodernamento degli impianti di irrigazione; alla pia-nificazione di interventi per la costruzione di invasi e bacini artificiali per il con-tenimento delle acque meteoriche ad uso agricolo anche attraverso forme di fi-nanziamento o di sgravio fiscale ed attraverso la realizzazione diretta; alla elabo-razione di piani di riconversione delle colture tradizionali in favore delle colture biologiche di qualità orientate a proteggere e reinserire le colture a rischio d’estinzione e le biodiversità;

h) alla programmazione dell’uso energetico delle risorse idriche, basata sulle energie rinnovabili pulite attraverso il ripristino degli impianti idroelettrici dimessi o non utilizzati ed alla progettazione di nuovi impianti;

i) alla programmazione di un uso sostenibile del territorio attraverso la ricosti-tuzione degli ambienti degradati in grado di drenare le acque meteoriche e di contrastare i processi di desertificazione in atto;

j) alla ricognizione e mappatura di tutti i siti inquinati presenti sui corsi fluviali ed in prossimità di fonti e bacini, ed alla programmazione della necessaria bonifica;

k) alla ridefinizione degli Ambiti Territoriali Ottimali istituiti con decreto del Presidente della Regione del 16 maggio 2000 (n. 114/gr. IVS.G ) e con decreto del Presidente della Regione n. 16 /ser 2’ S.G., in base all’indicazione contenuta nella legge n. 34 del 1996 di ‘rispetto dell’unità del bacino idrografico’.

Con gli articoli 8 e 9 il disegno di legge indica il percorso operativo a livello locale per la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico negli Ambiti Territoriali Ottimali esistenti. In una fase transitoria si riconfermano le attuali composizioni e perimetrazioni degli ATO che sovrintendono al processo di ri-pubblicizzazione. L’affidamento della gestione del servizio idrico integrato è af-fidato agli enti locali attraverso la costituzione, in modo diretto, di enti o società di diritto pubblico, o interamente partecipate da enti pubblici (aziende speciali consortili, consorzi tra comuni, società di capitali) sulla base del bacino idrogra-fico dell’Ambito Territoriale Ottimale in modo da assicurare il superamento della frammentazione delle gestioni.

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le Autorità d’ambito censiscono le gestioni preesistenti agli affidamenti in essere del servizio idrico integrato. Questo può essere affidato, in ogni ambito territoriale ottimale, a più gestori pubblici che dispongano delle strutture e dei mezzi per la gestione del ciclo integrato dell’acqua.

Per quanto attiene alla risoluzione degli attuali affidamenti (articolo 9) si pro-cederà alla valutazione delle risorse investite dalle società private per la realizza-zione del servizio idrico integrato e alla verifica dello stato degli impianti affidati in concessione. Si terrà conto altresì di eventuali inadempienze nella gestione dei servizi. Nel caso in cui si certifichi la reale inadempienza alle clausole contrattuali nessuna forma di risarcimento sarà dovuta. Tutte le risorse disponibili derivanti dai finanziamenti già deliberati restano a disposizione dei singoli Ambiti Territoriali Ottimali per la realizzazione e il completamento delle opere previste che dovranno essere realizzate attraverso procedure di scelta del contraente ad evidenza pubblica, secondo la legislazione vigente.

Per quanto attiene all’appartenenza agli ATO, il disegno di legge prevede (all’articolo 15) che i comuni aventi caratteristiche territoriali e orografiche non omogenee con il sistema idrico integrato di appartenenza possono deliberare di far parte di altro ambito territoriale ottimale di provincia diversa, purché confinante e che (comma 2) possono essere costituiti sub-ambiti territoriali idrici tra comuni montani o ricadenti in aree territoriali omogenee che hanno sistemi idrici di approvvigionamento e distribuzione autonomi rispetto al servizio idrico integrato dell’ambito territoriale ottimale.

In tal modo si disegna un ruolo attivo degli enti locali e più aderente agli inte-ressi della popolazione nella definizione della struttura organizzativa chiamata a governare il servizio idrico integrato.

Concetto ribadito e meglio precisato nei successivi articoli 16 e 17 che, nel ri-spetto del principio di solidarietà, la facoltà riservata ai comuni dal quinto comma dell’articolo 148 del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 è estesa in Sicilia a tutti i comuni che, soli o consorziati, anche se ricompresi in differenti ambiti territoriali ottimali, dispongano delle strutture e dei mezzi per la gestione in-tegrata del ciclo dell’acqua.
Così come, al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipa-tiva che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione ai lavoratori del ser-vizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di en-trata in vigore della legge, l’Assemblea regionale dovrà definire, attraverso norme di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di questo diritto; strumenti di democrazia partecipativa che, ai sensi dell’articolo 8 decreto legislativo 267/2000, dovranno essere disciplinati negli Statuti dei comuni.

E’ previsto, altresì, che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della leg-ge il Governo regionale definisca la Carta regionale del Servizio Idrico Integrato, al fine di riconoscere il diritto all’acqua e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta regionale del Servizio Idrico Inte-grato disciplinerà, inoltre, le modalità di vigilanza sulla sua corretta applicazione, definendo le eventuali sanzioni applicabili.

Per quanto riguarda, infine, il finanziamento del servizio idrico integrato l’articolo 12 prevede che:

comma 1) il servizio idrico integrato è finanziato attraverso la tariffa, e attra-verso risorse specifiche regionali individuate nell’articolo 13;

comma 2) si definisce uso domestico ogni utilizzo d’acqua atto ad assicurare il fabbisogno individuale per l’alimentazione e l’igiene personale. La tariffa per l’uso domestico deve coprire i costi ordinari di esercizio e di investimento del servizio idrico integrato ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito di cui al successivo comma;

comma 3) l’erogazione giornaliera per l’alimentazione e l’igiene umana, con-siderata diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito è pari a 50 litri per persona. Tale quantitativo è gratuito per i nuclei indigenti, previo accertamento mediante i criteri ISEE. Detta gratuità è coperta dai fondi di cui all’articolo 13 della presente legge;

comma 4) l’erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non può essere sospesa. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare apposito meccanismo limitatore dell’erogazione, idoneo a garantire esclusiva-mente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona;

comma 5) per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per persona, le normative regionali dovranno individuare fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto: a) del reddito individuale secondo criteri ISEE; b) della composizione del nucleo familiare secondo criteri ISEE; c) della quantità dell’acqua erogata; d) dell’esigenza di razionalizzazione dei con-sumi e di eliminazione degli sprechi.

L’articolo procede con il comma 6 che prevede un apposito decreto regionale con cui saranno definiti tetti di consumo individuale, comunque non superiori a 300 litri giornalieri per abitante, oltre i quali l’utilizzo dell’acqua è assimilato all’uso commerciale; di conseguenza la tariffa è commisurata a tale uso e l’erogazione dell’acqua è regolata secondo i principi di cui all’articolo 2. Il comma 7) secondo cui le tariffe per tutti gli usi dovranno essere definite tenendo conto dei principi di cui all’articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE e devono con-templare, con eccezione per l’uso domestico, una componente aggiuntiva di costo per compensare: a) le attività di depurazione o di riqualificazione ambientale necessarie per compensare l’impatto delle attività per cui viene concesso l’uso dell’acqua; b) la copertura dei costi relativi alle attività di prevenzione e control-lo.

Ai deputati dell’Assemblea regionale cui è rivolta questa nostra presentazione l’invito a valutare la portata dell’iniziativa e il merito delle proposte al fine di migliorare il servizio salvaguardando un bene prezioso come l’acqua della nostra isola.

—O—

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.
Finalità

1. La presente legge detta i principi circa l’utilizzazione, la gestione e il go-verno del patrimonio idrico regionale.

2. La presente legge si prefigge l’obiettivo di favorire la definizione di un go-verno pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garan-tirne un uso sostenibile e solidale.

Art. 2.
Principi generali

1. Le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e co-stituiscono una risorsa salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.

2. L’uso dell’acqua per l’alimentazione e l’igiene è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Come tale, deve essere sempre garantito, anche attraverso politiche di pianificazione degli interventi che consentano reciprocità e mutuo aiuto tra bacini idrografici con disparità di disponibilità della risorsa. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è suffi-ciente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per il consumo umano.

3. L’uso dell’acqua per l’agricoltura e l’alimentazione animale è prioritario ri-spetto agli altri usi, ad eccezione di quelli di cui al comma 2.

4. I prelievi di acqua sono misurati a mezzo di un contatore a norma UE for-nito dall’autorità competente e installato a cura dell’utilizzatore secondo i criteri stabiliti dall’autorità stessa.

Art. 3.
Principi relativi alla tutela e alla pianificazione

1. Per ogni bacino idrografico è predisposto un bilancio idrico entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge. Il bilancio idrico è recepito negli atti e negli strumenti di pianificazione concernenti la gestione dell’acqua e del territorio ed è aggiornato periodicamente.

2. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge il Governo regio-nale individua con decreto l’autorità responsabile per la redazione e l’approvazione dei bilanci idrici di bacino e i relativi criteri per la loro redazione secondo i principi contenuti nella direttiva 60/2000/CE al fine di assicurare:

a) il diritto all’acqua;

b) l’equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico;

c) la presenza di una quantità minima di acqua, in relazione anche alla naturale dinamica idrogeologica ed ecologica, necessaria a permettere il mantenimento di biocenosi autoctone e il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, per garantire la tutela e la funzionalità degli ecosistemi acquatici naturali.

3. Al fine di favorire la partecipazione democratica, la Regione e gli enti locali applicano nella redazione degli strumenti di pianificazione quanto previsto dall’articolo 14 della Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consi-glio del 23 ottobre 2000, su ‘informazione e consultazione pubblica’.

4. Il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque è vincolato al ri-spetto delle priorità, così come stabilito ai commi 2 e 3 dell’articolo 2, e alla de-finizione del bilancio idrico di bacino, corredato da una pianificazione delle de-stinazioni d’uso delle risorse idriche.

5. Fatti salvi i prelievi destinati al consumo umano, per il soddisfacimento del diritto all’acqua, il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve tener conto del principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse. Si intende soddisfare il principio ‘chi in-quina paga’, così come previsto dall’articolo 9 della direttiva 2000/60 CE, fermo restando quanto stabilito all’articolo 8 della presente legge. Per esigenze ambien-tali o sociali gli enti preposti alla pianificazione della gestione dell’acqua possono comunque disporre limiti al rilascio o al rinnovo delle concessioni di prelievo dell’acqua anche in presenza di remunerazione dell’intero costo.

6. Gli organi competenti procedono al censimento dei pozzi privati ed alla ve-rifica delle concessioni di sfruttamento.

7. In assenza di quanto previsto dai commi 1, 2, 3 e 4 non possono essere rila-sciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale.

8. Le acque che, per le loro caratteristiche qualitative, sono definite ‘destina-bili all’uso umano’, non devono, di norma, essere utilizzate per usi diversi. Pos-sono essere destinate ad usi diversi solo se non siano presenti altre risorse idriche, nel qual caso l’ammontare del relativo canone di concessione è decuplicato.

9. Per tutti i corpi idrici deve essere garantita la conservazione o il raggiun-gimento di uno stato di qualità vicino a quello naturale entro l’anno 2015 come previsto dalla direttiva 2000/60/CE attraverso:

a) il controllo e la regolazione degli scarichi idrici;

b) l’uso corretto e razionale delle acque;

c) l’uso corretto e razionale del territorio.

10. Le concessioni dirette al prelievo e le autorizzazioni dirette allo scarico per gli usi differenti da quello potabile possono essere revocate dall’autorità competente, anche prima della loro scadenza amministrativa, se si è verificata l’esistenza di gravi problemi qualitativi e quantitativi al corpo idrico interessato. In tali casi non sono dovuti risarcimenti di alcun genere, salvo il rimborso degli oneri per il canone di concessione delle acque non prelevate.

11. I piani d’ambito di cui all’articolo 149 del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 devono essere aggiornati adeguandoli ai principi della presente legge e alle indicazioni degli specifici strumenti pianificatori di cui al presente articolo.

12. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, nessuna nuova con-cessione per sfruttamento, imbottigliamento e utilizzazione di sorgenti, fonti, ac-que minerali o corpi idrici idonei all’uso potabile può essere rilasciata, se in con-trasto con quanto previsto nella presente legge.

Art. 4.
Principi relativi alla gestione del servizio idrico

1. Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

2. La gestione del servizio idrico integrato è realizzata senza finalità lucrative, persegue finalità di carattere sociale e ambientale, ed è finanziata attraverso meccanismi di fiscalità generale e/o specifica e meccanismi tariffari.

Art. 5.
Governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua

1. Al fine di salvaguardare l’unitarietà e la qualità del servizio, la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

2. Le dighe, gli impianti, gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depura-zione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svol-gimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell’articolo 822 del codice civile e ad essi si applica la disposizione dell’articolo 824 del codice civile. Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione ad uso pubblico.

3. La gestione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente ad enti di diritto pubblico.

Art. 6.
Ripubblicizzazione della Società Siciliacque.
Istituzione dell’Ente siciliano per il governo delle acque

1. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, il Go-verno regionale provvede alla ripubblicizzazione della società di gestione di so-vrambito Siciliacque spa secondo la normativa vigente e costituisce un ente pub-blico quale unico gestore delle acque per uso civile, irriguo e industriale. L’ente, entro due anni dall’entrata in vigore della presente legge, procede:

a) ad aggiornare attraverso gli organi competenti il bilancio idrico regionale in riferimento a tutti gli usi delle risorse idriche;

b) alla verifica degli interventi già previsti e finanziati nell’APQ sottoscritto in data 21 marzo 2005;

c) alla progettazione dei nuovi interventi necessari per i completamenti delle infrastrutture e degli impianti di depurazione ed alla redazione dei progetti per la copertura dei relativi oneri finanziari;

d) alla pianificazione e all’armonizzazione dell’uso delle risorse idriche per le finalità potabili, agricole, industriali attraverso la programmazione di piani di in-tervento che risolvano i punti di criticità, quali il completamento ed il collaudo delle dighe, la manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti, i collegamenti;

e) alla ricognizione di tutti i pozzi privati, alla verifica dei contratti di conces-sione ed alla relativa remunerazione, con riferimento alla disponibilità privata delle risorse idriche per l’uso irriguo, alla verifica dei prelievi effettuati, alla ri-cognizione degli allacci abusivi;

f) alla verifica delle concessioni per l’imbottigliamento delle acque minerali, alla relativa remunerazione, ed alla verifica degli effettivi prelievi; alla modifica dell’ordinamento vigente per sottrarre l’acqua alla concessione industriale ed alla classificazione di ‘materia prima estraibile’ per procedere all’inserimento delle acque minerali come acque potabili sottomettendole alla stessa normativa delle acque in rete con tutti gli obblighi conseguenti sotto il controllo esclusivo del Ministero della Salute, fino alla loro progressiva esclusione dal mercato;

g) alla pianificazione dell’uso della risorsa idrica in agricoltura, attraverso un uso più razionale ed un ammodernamento degli impianti di irrigazione; alla pia-nificazione di interventi per la costruzione di invasi e bacini artificiali per il con-tenimento delle acque meteoriche ad uso agricolo anche attraverso forme di fi-nanziamento o di sgravio fiscale ed attraverso la realizzazione diretta; alla elabo-razione di piani di riconversione delle colture tradizionali in favore delle colture biologiche di qualità orientate a proteggere e reinserire le colture a rischio d’estinzione e le biodiversità;

h) alla programmazione dell’uso energetico delle risorse idriche, basata sulle energie rinnovabili pulite attraverso il ripristino degli impianti idroelettrici dimessi o non utilizzati ed alla progettazione di nuovi impianti;

i) alla programmazione di un uso sostenibile del territorio attraverso la ricosti-tuzione degli ambienti degradati in grado di drenare le acque meteoriche e di contrastare i processi di desertificazione in atto;

j) alla ricognizione e mappatura di tutti i siti inquinati presenti sui corsi fluviali ed in prossimità di fonti e bacini, ed alla programmazione della necessaria bonifica;

k) alla ridefinizione degli Ambiti Territoriali Ottimali istituiti con decreto del Presidente della Regione del 16 maggio 2000 (n. 114/gr. IVS.G ) e con decreto del Presidente della Regione n. 16 /ser 2’ S.G., in base all’indicazione contenuta nella legge 5 gennaio 1994, n. 36, di ‘rispetto dell’unità del bacino idrografico’.

2. Il nuovo ente siciliano per il governo delle acque, previa concertazione sin-dacale, riassorbe tutto il personale già inquadrato nell’organico della Regione, di cui all’articolo 5 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, ed il personale de-gli enti che vengono unificati, compreso il personale della Siciliacque spa, e si articola sul territorio utilizzando le strutture, le sedi e gli impianti già in capo all’amministrazione regionale ed in capo all’EAS.

Art. 7.
Istituzione Autorità di vigilanza e controllo

1. E’ istituita un’Autorità di vigilanza e di controllo di gestione dell’Ente sici-liano per il governo delle acque con funzioni propositive, consultive di controllo e di interdizione.

2. Di tale Autorità fanno parte, a titolo gratuito, le rappresentanze dei comuni e delle province regionali, dei dipartimenti universitari designati dai Rettorati re-gionali per le discipline di interesse idrogeologico, agricolo, forestale, faunistico, energetico, ingegneristico; delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei da-tori di lavoro, delle associazioni dei consumatori, delle associazioni ambientaliste, del Forum regionale dei movimenti per l’acqua.

Art. 8.
Ripubblicizzazione delle società di gestione del servizio idrico integrato

1. A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge è avviato il processo di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico negli Ambiti Territoriali Ottimali esistenti. In una fase transitoria si riconfermano le attuali composizioni e perimetrazioni degli ATO e essi sovrintendono al processo di ripubblicizzazione.

2. La gestione del servizio idrico integrato è affidata agli enti locali attraverso la costituzione, in modo diretto, di enti o società di diritto pubblico, o interamen-te partecipate da enti pubblici (aziende speciali consortili, consorzi tra comuni, società di capitali) sulla base del bacino idrografico dell’Ambito Territoriale Ot-timale in modo da assicurare il superamento della frammentazione delle gestioni.

3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le Autorità d’ambito censiscono le gestioni preesistenti agli affidamenti in essere del servizio idrico integrato ai fini della salvaguardia prevista dall’articolo 10, comma 3, della legge 5 gennaio 1994, n. 36.

4. Il servizio idrico integrato può essere affidato, in ogni ambito territoriale ottimale, a più gestori pubblici che dispongano delle strutture e dei mezzi per la gestione del ciclo integrato dell’acqua.

Art. 9.
Risoluzione degli affidamenti esistenti

1. Per quanto attiene alla risoluzione degli attuali affidamenti si procede alla valutazione delle risorse investite dalle società private per la realizzazione del servizio idrico integrato e alla verifica dello stato degli impianti affidati in con-cessione. Si tiene conto altresì di eventuali inadempienze nella gestione dei ser-vizi. Nel caso in cui si certifichi la reale inadempienza alle clausole contrattuali nessuna forma di risarcimento è dovuta.

2. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, il Governo regionale verifica quanti e quali investimenti in ordine all’Accordo di programma quadro sottoscritto in data 21 marzo 2005 siano stati realizzati, quali siano in corso di realizzazione, quali ancora da realizzarsi.

3. Tutte le risorse disponibili derivanti dai finanziamenti già deliberati restano a disposizione dei singoli Ambiti Territoriali Ottimali per la realizzazione e il completamento delle opere previste che devono essere realizzate attraverso pro-cedure di scelta del contraente ad evidenza pubblica, secondo la legislazione vi-gente.

Art. 10.
Gestione del servizio idrico integrato.
Decadenza delle forme di gestione e fase transitoria

1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge non sono possibili ac-quisizioni di quote azionarie delle società di gestione del servizio idrico integrato e, se non decadute per contratto, decadono tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate in concessione a terzi.

2. Entro due anni dall’entrata in vigore della presente legge, tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale misto pubblico-privato, se non decadute per contratto, concludono il processo di trasformazione, previo recesso del settore acqua e scorporo del ramo d’azienda relativo, in caso di ge-stione di una pluralità di servizi, in società a capitale interamente pubblico.

3. Gli enti o le società risultanti dal processo di trasformazione di cui al com-ma 2 possono operare alle seguenti condizioni:

a) divieto di cessione di quote di capitale a qualsiasi titolo;

b) esercizio della propria attività in via esclusiva nel servizio affidato;

c) obbligo di sottostare a controllo da parte degli enti affidanti analogo a quel-lo dagli stessi esercitato sui servizi a gestione diretta.

4. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale in-teramente pubblico in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, completano il processo di trasformazione in enti di diritto pubblico entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

5. Per le forme di gestione del servizio idrico di cui al comma 2, che rispettano le condizioni vincolanti di cui al comma 3, lettere a), b) e c), la trasformazione in ente di diritto pubblico si completa entro un ulteriore anno oltre la scadenza indicata nel comma 2.

6. In caso di mancata osservanza alle disposizioni del presente articolo, il Go-verno regionale esercita i poteri sostitutivi stabiliti dalla legge.

Art. 11.
Istituzione del Fondo regionale
per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato

1. Al fine di attuare i processi di trasformazione delle gestioni esistenti, è isti-tuito presso la Presidenza della Regione il Fondo regionale per la ripubblicizza-zione del servizio idrico integrato. Il Fondo è alimentato dalle risorse finanziarie di cui all’articolo 13.

2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione, sentito il parere delle competenti Commissioni legisla-tive dell’Assemblea regionale, emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di finanziamento e di accesso al Fondo.

Art. 12.
Finanziamento del servizio idrico integrato

1. Il servizio idrico integrato è finanziato attraverso la tariffa e attraverso ri-sorse specifiche regionali individuate nell’articolo 13.

2. Si definisce uso domestico ogni utilizzo d’acqua atto ad assicurare il fabbi-sogno individuale per l’alimentazione e l’igiene personale. La tariffa per l’uso domestico deve coprire i costi ordinari di esercizio e di investimento del servizio idrico integrato ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito di cui al comma 3.

3. L’erogazione giornaliera per l’alimentazione e l’igiene, considerata diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito, è pari a 50 litri per persona. Tale quantitativo è gratuito per i nuclei indigenti, previo accertamento mediante i cri-teri ISEE. Detta gratuità è coperta dai fondi di cui all’articolo 13 della presente legge.

4. L’erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non può essere so-spesa. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare appo-sito meccanismo limitatore dell’erogazione, idoneo a garantire esclusivamente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona.

5. Per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per perso-na, le normative regionali devono individuare fasce tariffarie articolate per sca-glioni di consumo tenendo conto:

a) del reddito individuale secondo criteri ISEE;

b) della composizione del nucleo familiare secondo criteri ISEE;

c) della quantità dell’acqua erogata;

d) dell’esigenza di razionalizzazione dei consumi e di eliminazione degli sprechi.

6. Con apposito decreto regionale sono definiti tetti di consumo individuale, comunque non superiori a 300 litri giornalieri per abitante, oltre i quali l’utilizzo dell’acqua è assimilato all’uso commerciale; di conseguenza la tariffa è commi-surata a tale uso e l’erogazione dell’acqua è regolata secondo i principi di cui all’articolo 2.

7. Le tariffe per tutti gli usi sono definite tenendo conto dei principi di cui all’articolo 9 della direttiva 2000/60/CE e contemplano, con eccezione per l’uso domestico, una componente aggiuntiva di costo per compensare:

a) le attività di depurazione o di riqualificazione ambientale necessarie per compensare l’impatto delle attività per cui viene concesso l’uso dell’acqua;

b) la copertura dei costi relativi alle attività di prevenzione e controllo.

Art. 13.
Disposizione finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede con le disponibilità dell’U.P.B. Fondi Speciali capitolo 215704 del bilancio della Re-gione.

Art. 14.
Autorizzazioni

1. Sino alla completa attuazione della presente legge e comunque per un peri-odo di tre anni dall’entrata in vigore della stessa il finanziamento di progetti ela-borati dagli enti locali in materia di infrastrutture e servizi per la gestione inte-grata del ciclo dell’acqua, può essere disposto senza la preventiva autorizzazione dei soggetti gestori esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e dell’Agenzia regionale per le acque.

Art. 15.
Disposizioni in materia di ambiti e sub-ambiti territoriali

1. I comuni aventi caratteristiche territoriali e orografiche non omogenee con il sistema idrico integrato di appartenenza possono deliberare di far parte di altro ambito territoriale ottimale di provincia diversa, purché confinante.

2. Possono essere costituiti sub-ambiti territoriali idrici tra comuni montani o ricadenti in aree territoriali omogenee che hanno sistemi idrici di approvvigio-namento e distribuzione autonomi rispetto al servizio idrico integrato dell’ambito territoriale ottimale. Il Presidente della Regione, entro sessanta giorni dal rice-vimento dell’istanza dei comuni proponenti la costituzione dei sub-ambiti, ap-provata con deliberazioni dei consigli comunali, emana il decreto di riconosci-mento.

Art. 16.
Partecipazione degli enti locali

1. Nel rispetto del principio di solidarietà, la facoltà riservata ai comuni dal quinto comma dell’articolo 148 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è estesa in Sicilia a tutti i comuni che, soli o consorziati, anche se ricompresi in differenti ambiti territoriali ottimali, dispongano delle strutture e dei mezzi per la gestione integrata del ciclo dell’acqua.

Art. 17.
Governo partecipativo del servizio idrico integrato

1. Al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio i-drico integrato, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fonda-mentali di pianificazione, programmazione e gestione ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Assemblea regionale definisce, attraverso norme di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di questo di-ritto.

2. Ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 267/2000, gli strumenti di democrazia partecipativa di cui al comma 1 devono essere disciplinati negli Sta-tuti dei comuni.

3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo regionale definisce la Carta regionale del Servizio idrico integrato, al fine di riconoscere il diritto all’acqua, e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta regionale del Servizio idrico integrato di-sciplina, altresì, le modalità di vigilanza sulla corretta applicazione della stessa, definendo le eventuali sanzioni applicabili.

Art. 18.
Fondo regionale di solidarietà internazionale

1. Al fine di favorire l’accesso all’acqua potabile per tutti gli abitanti del pia-neta, e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che lo garantisca, è istituito il Fondo regionale di solidarietà internazionale da destinare a progetti di sostegno all’accesso all’acqua, gestiti attraverso forme di coopera-zione decentrata e partecipata dalle comunità locali dei paesi di erogazione e dei paesi di destinazione, con l’esclusione di qualsivoglia profitto o interesse privati-stico.

2. Il Fondo si avvale, fra le altre, delle seguenti risorse:

a) prelievo in tariffa di 1 centesimo di euro per metro cubo di acqua erogata a cura del gestore del servizio idrico integrato;

b) prelievo fiscale nazionale di 1 centesimo di euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata.

3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo regionale emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.

Art. 19.
Abrogazione

1. Sono abrogate tutte le disposizioni regionali incompatibili o in contrasto con la presente legge. Per quanto non espressamente previsto si fa riferimento alle norme vigenti in materia.

Art. 20.
Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione si-ciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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