Alex Zanotelli – Dakar 10 Febbraio 2011 – Le assemblee della speranza

Dakar 10 febbraio 2011

Le assemblee della speranza

Una giornata piena, quella di oggi, terminata a tarda sera con la visita alla comunità dei fratelli di Taizét. Una comunità inserita in un quartiere povero di Dakar, Gran Yoff. Abbiamo partecipato all’eucarestia, celebrata, nel cortile della casa della comunità, per i cristiani del quartiere. Un momento di preghiera molto forte. Bastava guardare gli occhi dei bambini per farti pregare.

Ci voleva proprio dopo una giornata passata da una sessione all’altra al Forum sociale mondiale, cercando di fare il punto della situazione su tre  assi importanti: i cambiamenti climatici; la difesa dell’acqua come diritto; i diritti degli immigrati.

In mattinata, abbiamo assistito all’incontro guidato da un ispirato canadese, Pat Mooney, sul tema del surriscaldamento del pianeta. Mooney ci ha dato una valanga di informazioni su cosa ci attende, soprattutto con la cosiddetta Green economy e con la sua finanziarizzazione, che ha individuato nel filone verde un nuovo business dove speculare.

Ma questa tendenza la si può contrastare: “Chi mi conosce, lo sa”, ha affermato Moooney. “Io sono generalmente pessimista. Ma stranamente, oggi, sono più ottimista rispetto al passato”.

E’ necessario così partire decisamente, organizzando bene la cittadinanza attiva per ottenere una vittoria a Rio de Janeiro, la città in cui l’Onu sta frettolosamente organizzando una Conferenza, che si terrà quasi certamente nel maggio 2012, per i 20 anni dal primo grande tentativo dei governi di trovare una soluzione per il futuro ambientale del pianeta. Ecco perché questa nuova Conferenza viene oggi chiamata Rio+20.

In questi 20 anni le cose sono andate di male in peggio, come ha sottolineato lo stesso economista canadese.  Un’esperienza che ci deve far meditare seriamente e indurci a rispondere creativamente, opponendoci con forza alle idee proposte dalla Green economy. E’ un grande ombrello sotto il quale vogliono far passare anche investimenti in energia nucleare, nanotecnologia, biologie sintetiche, fertilizzazioni dell’oceano, geotecnologie. Una serie di investimenti su cui la società civile si deve assolutamente interrogare, chiedendosi quale modello di società ne esce e quale quello che vuole.

L’altro aspetto su cui riflettere è il tentativo in atto da parte dei vari governi di ristrutturare l’Onu, creando un’agenzia mondiale dell’ambiente che rischierebbe di detenere il monopolio nelle scelte e nell’utilizzo di queste nuove tecnologie. “Dobbiamo fermare i bad boys”, ha denunciato Mooney.

Visto che è un momento decisivo per l’umanità, è necessario organizzarsi molto bene come società civile, che deve ritrovare una grande capacità di negoziare con i potentati economico politici che governano il pianeta.

Senza dimenticare che primo di Rio c’è l’importante incontro di Durban (29 novembre-10 dicembre 2011, Sudafrica).

Nel pomeriggio, poi, si è poi tenuta una grande assemblea popolare, animata dalle carismatiche delegazioni sudamericane, che ha dato il via alla costruzione di una grande movimento di cittadinanza attiva impegnato sia verso Durban che Rio.

Il secondo importante tema affrontato oggi è stato quello dell’acqua. Dopo tre giorni di incontri di delegazioni nazionali, regionali e continentali si è arrivati a una grande assemblea che ha lanciato l’ “Appello di Dakar” sull’acqua. In esso si ringraziano le Nazioni unite per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano (luglio 2010), una decisione vista come “consacrazione storica per le lotte condotte, dopo anni, da movimenti sociali, cittadini e da popoli in tutto il mondo”. La dichiarazione afferma anche che il Consiglio mondiale dell’acqua, che si è autodesignato tale, e il suo Forum non hanno alcuna legittimità politica. Non rappresentano i popoli del mondo. E poiché il Consiglio mondiale si ritroverà nel marzo 2012 a Marsiglia, il “popolo dell’acqua” è invitato a organizzarsi per andare in quella città per contestare e contrastare l’assemblea e per creare un Forum alternativo dell’acqua.

Il terzo asse fondamentale discusso oggi riguarda il lavoro svolto in questi giorni dalle organizzazioni dei migranti. Che è sfociato nella Carta mondiale dei migranti, proclamata nell’isola di Gorée il 4 febbraio 2011.

Molte organizzazioni, invece, che lavorano con i migranti e che si sono ritrovate al Forum hanno proposto il 18 dicembre 2011 come “la giornata contro il razzismo, per i diritti e la dignità dei migranti, rifugiati e sfollati”.

Una vasta assemblea, riunitasi nel pomeriggio, ha chiesto semplicemente il diritto di ogni essere umano di emigrare, di restare in quel paese e di poter eventualmente ritornare nel proprio.

Una presa di posizione forte ma di cui abbiamo particolarmente bisogno oggi.

Alex Zanotelli

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